LO HOBBIT a Castelfidardo - "In te c'è più di quanto tu creda"

Sabato 23 aprile, l'Auditorium San Francesco di Castelfidardo è stato teatro dell'evento "Lo Hobbit a Castelfidardo", mostra dal titolo In te c'è più di quanto tu creda.


Sembrerebbe strano ma vorrei iniziare dai ringraziamenti.
Si, ringrazio l’associazione i Cavaliere del Mark, che mi ha dato la possibilità di intraprendere un percorso del tutto inaspettato. 
Sono sommelier da qualche anno e la mia attenzione è stata quasi sempre rivolta al vino e poco alla birra. Ma devo ammettere che lavorare per questa degustazione è stata per me una vera e propria risorsa, tanto da riscoprire che in questa splendida bevanda (per dirla alla Tolkien) c’è molto  più di quanto io creda.


Ma cosa mi ha spinto a fare questo percorso? Quando per la prima volta ho “ascoltato” (e sottolineo la parola ascolto) il mio amico Giuseppe nell'esporre la mostra al meeting di Rimini (che per chi non la conosce,  il meeting per l’amicizia fra i popoli si svolge tutti gli anni  nell'ultima settimana di agosto presso la fiera di Rimini) mi ha entusiasmato e colpito, tanto che mi sono fatto  accompagnare per la Contea a casa Beggins e lungo il cammino che i protagonisti hanno fatto  per raggiungere la porta sotto la montagna dove si trovava il Drago Smaug.
Poco fa ho sottolineato la parola ascolto perché solo ascoltando possiamo capire ciò che abbiamo davanti a noi, ciò che ci viene proposto, e la proposta che Tolkien fa a noi e a Bilbo è davvero interessante. Infatti, l'autore fa dire a Gandaf nel dialogo iniziale con il protagonista “cerco qualcuno con cui condividere un’avventura”, ma Bilbo sembra quasi non ascoltarlo perché quelle parole sembra rompere il suo equilibrio.
Beh!! devo dire che anche il mio di equilibro non era più stabile alla proposta fattami per la degustazione. MI DICEVO: "IO PREFERISCO IL VINO ALLA BIRRA!!!!"



Poi,  ho deciso di ascoltare, così calice alla mano ho iniziato il mio viaggio ed è quello che vorrei condividere con voi:


PILLOLE DI STORIA

Prima di passare alla degustazione vorrei iniziare con alcune pillole di storia per capire di cosa stiamo parlando.La birra Nasce in Mesopotamia e nell'Antico Egitto in epoche antichissime, legata alla presenza di popoli non nomadi perché i cereali erano alla base della sua produzione.Dai Celti ai Romani il consumo della birra si estese poi a tutta l'Europa grazie ai monaci che la producevano per loro stessi e per i villaggi vicini.
A partire dal Medioevo si cominciò ad ottenere una birra più leggera (lager) grazie all'uso del luppolo come aromatizzante e conservante, ed in seguito all'introduzione dei processi di pastorizzazione e fermentazione il prodotto divenne meglio conservabile senza il ricorso a grandi dosi di alcol e zucchero.
Oggi la tendenza dei maggiori produttori è di immettere al consumo birra sempre più leggera e meno alcolica, con l'obiettivo di farne bere in grossa quantità.

In quasi tutto il mondo si beve birra preparata con il metodo lager (di origine tedesca), ma gli inglesi restano fedeli alla ale. E' una differenza di abitudini che non tutti afferrano, mentre in realtà si tratta di una distinzione molto chiara.
Quando un secolo fa, il resto del mondo si convertì al nuovo metodo, la Gran Bretagna era troppo potente e orgogliosa per prendere sul serio qualsiasi idea straniera. Anche oggi, nonostante un'intensa attività pubblicitaria, lo stile di birra prediletto altrove non ha conquistato nemmeno un terzo del mercato inglese.

MA COSA SIGNIFICA LAGER O ALES
Lager è il termine usato per indicare le birre a bassa fermentazione, ovvero che impiegano nel processo lieviti che prediligono temperature di fermentazione basse (intorno a 10 °C), ma non è solo questione di temperatura, infatti durante il processo i lieviti si depositano sul fondo del tino (da qui bassa fermentazione); è l'opposto del termine ale, che indica le birre che usano lieviti ad alta fermentazione (Saccharomyces cerevisiae), i quali durante il processo risalgono sulla superficie del tino e prediligono invece temperature più alte (intorno a 20 °C).
Un’altra cosa che vorrei sottolineare sono gli ingredienti che compongono questa bevanda.
la birra nasce dalla combinazione di quattro semplici elementi:
– Acqua;
– Orzo;
– Luppolo;
– Lievito.
Questo è  ciò che serve per fare dell’ottima birra.
Ma se pensiamo bene alla compagnia raccontata da Tolkien ritroviamo gli stessi ingredienti.
Vediamo nello specifico perché:
ACQUA = Bilbo
Non è un caso che le birre più famose del mondo debbano la loro originalità proprio al tipo di acqua con la quale sono prodotte, caratterizzandole e rendendole davvero uniche. E L'acqua, che compone più del 90% della bevanda, può trovare corrispondenze con la figura di Bilbo, protagonista della storia ed in molti punti personaggio risolutore senza il quale sarebbe rimasto solamente il 10% di tutto ciò che la compagnia si ritrova a compiere durante l’avventura.
ORZO = I nani
E’ il cereale più usato per la produzione di birra, viene posto a macerare in acqua fino alla germinazione, ovvero fino alla crescita di piccole radichette su ognuno dei chicchi . L’orzo germogliato viene quindi essiccato e macinato fino ad essere ridotto ad una polvere finissima. Esistono diverse varietà di questo cereale, ma le più usate per la produzione di birra sono essenzialmente tre: distico, tetrastico ed esastico. Ogni spiga formata da una serie di nodi (rachidi), ciascuno dei quali sostiene sei fiori. I fiori producono i chicchi. L’orzo si dice distico quando vengono resi fertili due fiori che danno così vita, sulle rachidi, a due chicchi; tetrastico quando i fiori e i chicchi sono quattro; esastico quando sono sei. La tipologia distica quella preferita dai mastri birrai in quanto i due chicchi crescono con più regolarità e in misura maggiore rispetto rispetto a quattro o a sei. 
Nel racconto di Tolkien i cereali invece corrisponderebbero ai nani, poiché donano se stessi per arrivare in fondo al loro desiderio; riprendere il possesso della loro terra perduta a causa di Smaug.
LUPPOLO = Thorin Scusodiquercia
E’ una grande pianta rampicante della famiglia delle orticacee. Per la produzione di birra servono le piante i cui fiori contengono la luppolina, una polvere giallo-bruna, dall'odore forte e dal sapore amaro. Il luppolo conferisce alla birra il gusto di amaro più o meno accentuato a seconda della qualità e quantità. Inoltre da alla birra la stabilità della schiuma e aiuta il processo di chiarificazione. Se il malto è il corpo, il luppolo è l’anima della birra, l’elemento che da alla birra la propria personalità.
In Lo Hobbit Thorin svolgerebbe la stessa funzione del luppolo nella birra, poiché quest'ultimo ne è la componente forte e amara, la controparte dei malti e l’elemento che favorisce la conservazione della birra con la sua capacità antibatterica, proprio come il ruolo di protettore e del tenere unita la compagnia viene svolto da Scudodiquercia, con la sua autorità. 
LIEVITO = Gandalf
Il lievito, piccolissima parte, elemento che va e che viene, che sta in profondità o in superficie a seconda delle diverse lavorazioni e che ha lo scopo di essere la scintilla, di avviare tutto il processo che porta ad ottenere la birra: senza di lui nessuno degli ingredienti si attiverebbe; quest'ultimo ingrediente troverebbe corrispondenza con lo stregone Gandalf, che riunisce i nani e risveglia Bilbo facendo così partire la compagnia alla volta di Erebor. 
E pazzesco e preferisco pensare che un racconto di fantasia rappresenti cosi esplicitamente la realtà.

Ciò che è successo nelle Marche può succedere ovunque, ciò che è avvenuto a Bilbo può avvenire a ciascuno di noi, basta lasciare “aperta” la propria vita quando qualcuno verrà a chiederci “Cerco qualcuno con cui condividere un'avventura”...

LA DEGUSTAZIONE

La birra degustata per l'occasione è stata una birra bilanciata, superba con sfumature 'smokey' di malto torbato. Con una misura di inglese Whisky dalla distilleria di San Giorgio a Norfolk, è ricca di sapore.
Versata un chiaro colore rossastro arancione ha affascinato i nostri occhi, anche con la sua piccola e cremosa testa bianca. L'olfatto è un po 'affumicato, whisky con alcuni salti sullo sfondo. Corpo medio con una buona morbidezza. La struttura è acquosa in un primo momento, si trasforma in cremosa quando il liquido lascia la lingua. Il gusto è per lo più amaro, quasi si potrebbe definire "un'amara dolcezza" accompagnata da una lieve asprezza. Aroma fruttato con una buona combinazione di malti, luppoli e agrumi. Presenza di whisky sul finale.
Fine è secco e amaro, seguita da retrogusto affumicato. Nel complesso, birra davvero ottiama.

Come va degustata una birra?
Approfondiamo
L'esame visivo: l'attenzione posta su colore, limpidezza e spuma
Per degustare la birra  i parametri da esaminare sono colore, limpidezza e spuma. Il colore varia a seconda del tipo di birra. Ed è legato alla tostatura dei cereali. La gamma delle sfumature è amplissima. .
Si va dal paglierino delle lager più comuni (che può virare fino al dorato) al biondo brillante - ma a volte con venature verdognole dovute al luppolo - delle pilsner (2,5-4 Srm) e delle wiezenfiltrate dai lieviti (le kristall klar, 3,5-5 Srm), per le quali la tostatura del malto non viene accentuata. Avremo invece ambrato tendente al dorato per le weizen non filtrate chiare, che presentano anche una leggera velatura o torbidità (3-10 Srm); ambrato con tonalità rossastre per alcune doppio malto che subiscono una particolare tostatura (12-30 Srm); ramato in alcunepale ale (6-12 Srm). Le pale ale coprono però un bell'arco di colore, oscillando tra l'ambrato-aranciato delicato di alcune britanniche fino al marrone scuro di certe scoth ale. Con alcunetrappiste e abbazia si comincia a virare decisamente al bruno (15-20 Srm), con colori tipici anche delle doppelbock (12-30) e delle weizen dunkel (17-22). Il culmine dell' "oscurità" (35-70 Srm) viene infine raggiunto con le stout e con alcune porter: si presentano nere, come del resto certe doppelbock italiane.
La limpidezza dipende (se il campione esaminato non ha difetti) dalla tipologia. È normale che le diffusissime pils abbiano, per esempio, un colore giallo dorato più o meno intenso, brillante e luminoso. Ed è altrettanto normale che una weizen e una witbier (o bière bianche) si presentino torbide a causa dei lieviti ancora presenti, non filtrati. Attenzione però alla troppo prolungata esposizione alla luce e all'età, fattori che contribuiscono alla perdita di luminosità anche in birre dall'aspetto tipicamente brillante.
Importante è anche l'esame della spuma. Può risultare scarsa, evanescente, cremosa, compatta a seconda di come si presenta nel bicchiere. Anche il suo colore varia profondamente: dal bianco comune all'ambrato, e fino al marrone, a causa del malto molto torrefatto, per porter estout. Occhio alla grana, più o meno grossa, e più o meno aderente alle pareti del bicchiere, dove formerà archetti definiti in gergo "merletti di Bruxelles".

l'esame olfattivo: "bere" col naso prima che con la bocca (ovviamente non dobbiamo sniffare una pinta di birra) diciamo che:
L'esame olfattivo va a caccia dell'aroma, dei profumi complessi e affascinanti che le birre sanno regalare. L'aroma è fondamentale. In generale, si parla di aroma luppolato, fruttato, maltato, erbaceo, floreale. Dal punto di vista dell'intensità: intenso, leggero o tenue. Può essere descritto come: molto persistente, persistente o sfuggente. La sua qualità può essere molto fine, fine, comune o - ma non capita sovente - grossolana. Nel complesso, quel che il naso vi "regala" è una sensazione armonica, equilibrata, ampia, fragrante, penetrante...
Ecco allora che l'aroma potrà essere piacevole, ma tenue, e svanire rapidamente nelle lager meno speciali; oppure fine, penetrante, persistente e luppolato nelle pilsner; ampio e maltato nelle bock e doppelbock; fruttato e fresco nelle weizen e bière bianche; complesso ed equilibrato tra luppolo e malto nelle ale. E così via. Aroma e gusto aprono poi la strada ai cosiddetti "riconoscimenti": al ritrovare cioè profumi e sapori già sperimentati (di frutta, di fiori, di minerali o di alimenti complessi) nel bouquet proposto da ogni birra.

l'assaggio: amaro, dolce-amaro, abboccato o dolce?
Il gusto nella birra ha una gamma amplissima, e dipende dagli stili di fabbricazione. Quello spontaneamente e generalmente attribuito a una birra è l'amaro, più o meno intenso. A conferirlo è il fiore di luppolo, amaricante e aromatico. Anche l'intensità d'amaro nelle birre viene convenzionalmente indicata in una scala: la International bitterness unit (Ibu). L'amaro è soggettivamente più intenso nelle birre pilsner (30-43 Ibu) e nelle bitter ale (25-30 Ibu). In alcune pilsner tedesche la presenza del luppolo è talmente elevata da conferire alla birra un gusto quasi asciutto. Le lager contengono invece meno luppolo, e l'amaro è attenuato (8-15 Ibu), mentre nelle bock (20-35 Ibu) e nelle ale (25-45 Ibu) l'abbondanza del malto può stemperare la forza amarognola del luppolo — pur presente in discreta quantità — combinandosi in un gusto dolce-amaro tendente all'abboccato, all'amabile o addirittura al dolce (un malt liquoramericano può avere anche soli 7 Ibu).
In generale, il gusto di una birra può essere dunque amarognolo, amaro, abboccato, amabile o dolce (a vari livelli di persistenza); tutte caratteristiche che possono essere sottolineate dal cosiddetto retrogusto (o sensazione retronasale) che tende a risalire in bocca una volta deglutita la birra, e che è l'elemento di confine tra sensorialità olfattiva e gustativa.
A caratterizzare la qualità delle birre che degustate sarà in buona parte la loro persistenza aromatica, la capacità di "durare" delle sensazioni che vi hanno regalato, dopo che avrete ingoiato il sorso tratto dal bicchiere. E sarà facile, con un po' d'attenzione, distinguere i "finali" speziati, alcolici, decisi di una barley wine o di una trappista dalla leggerezza beverina e amaricata di una lager.

Bene qui si conclude il mio percorso, Thorin scudo di quercia in lo Hobbit prima di morire dice “ Se fossero più numerosi tra noi coloro che amano cibo, feste e musica più dell’accumulare oro sarebbe un mondo migliore".

IO vi lascio con l’augurio che possiate vivere la vita ascoltandola con gusto, perchè ne vale veramente la pena.



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