martedì 20 aprile 2021

Rosso Conero e Rosso Piceno - Le grandi realtà delle Marche

Montepulciano
Sangiovese

Montepulciano e Sangiovese. Da marchigiano doc, appassionato dell'aspetto vitivinicolo di questo territorio, tante volte mi è capito di stare davanti a due bottiglie in  particolare e dire: "Oggi? rosso Conero o rosso Piceno?" Certo - ne sono consapevole - non possiamo fare il paragone fra questi due vini, anche perché le differenze tra le due DOC non sono piccole. Proprio per questo desidero accompagnarvi alla scoperta di questi due splendidi nettari. 

THE #WINETIPS

Partendo dalle uve utilizzate per la vinificazione, andiamo a percorrere le strade di questi rossi, due delle più grandi realtà marchigiane.

Il rosso Conero è praticamente composto almeno per l'85% da Montepulciano (ammesso anche il Sangiovese per un 15%) ma arriviamo alla vinificazione in purezza per la tipologia riserva. L'area di produzione è concentrata nella zona del Monte Conero, dalla quale prende il nome, estendendosi per soli sette comuni: Ancona, Camerano, Offagna, Sirolo e parte dei comuni di Osimo e Castelfidardo. La DOC è stata riconosciuta nel 1967.
Si presenta come vino intenso e complesso, con il raggiungimento di sentori terziari nelle tipologia di più lungo affinamento. In bocca è pieno, rotondo e di gran carattere, la cosa che apprezzo di più è che non ha fretta, desidera farsi conoscere un po' alla volta. In ambito culinario, per via della sua tannicità e morbidezza, non posso non pensarlo accanto a un pecorino di fossa o della cacciagione, ancora ho nitido in mente il sapore dell'abbinamento con il fagiano cacciato da mio suocero; che nostalgia.

Per quanto riguardo il rosso Piceno abbiamo Montepulciano e Sangiovese, con l'utilizzo di alte percentuali di altre uve (cabernet sauvignon in primis). L'area di produzione, confinata nella provincia di Ascoli Piceno per la tipologia Superiore,
 riguarda almeno i 3/4 dell'agro marchiano infatti è considerata la DOC più ampia delle Marche, riconoscimento ottenuto nel 1969. 
Un vino dal profilo olfattivo davvero interessante, in bocca una buona struttura dove la tannicità viene presa per mano dalla morbidezza, in armonia chiudono in un finale lungo e persistente. In ambito culinario come non abbinarlo ad una succulenta fiorentina o a dell'ottima carne alla brace, ma qui devo ammettere che il cuore e la mente puntano ad un abbinamento in particolare, la porchetta marchigiana. In questo caso potrei anche dire: "lasciatemi solo!!!"

Come avete visto, è impossibile paragonare queste due eccellenze, non perché sono diverse,  ma perché hanno molto in comune. Come prima cosa, dalla fine degli anni '60 con il riconoscimento della DOC, si fanno compagnia nel sostenere un territorio unico nel suo genere rendendolo davvero speciale, dove non arriva uno sicuramente c'è l'altro. E poi non dimentichiamo i vignaioli, persone che con la loro passione sanno racchiudere, in bottiglia, tutta la bellezza di questo territorio. È proprio vero, il vino è fatto di sorsi come la vita è fatta di incontri.

Prima di chiudere, un consiglio spassionato: Ogni scusa è buona per stappare una bottiglia di vino, poter abbinare vino e cibo è davvero un'esperienza indimenticabile, da non perdere.

A presto #winelovers.





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